La principale caratteristica positiva del PRFV nei confronti dei metalli è l’assenza di corrosione.
La parte più impegnativa nella protezione chimica è svolta dalla resina. Le resine poliesteri generano differenti resistenze all’attacco chimico in funzione della loro formulazione: le ortoftaliche hanno una buona resistenza ai solventi non polari, all’acqua, alle soluzioni acquose e agli acidi inorganici deboli; le isoftaliche presentano una maggiore resistenza all’idrolisi e una maggiore temperatura di inflessione per calore (HDT).
L’HDT fornisce indicazioni sulla massima temperatura alla quale il materiale può essere utilizzato per la costruzione di particolari caricati meccanicamente. Si basa su una misura di flessione su una barra di prova standard, caricata con una forza costante e con un graduale aumento della temperatura. La temperatura alla quale viene raggiunta una certa deviazione della flessione si chiama HDT.
La Temperatura di transizione vetrosa (Tg) è invece la temperatura al di sotto della quale la resina è rigida e, nel nostro caso, più è alta, più la resina è stabile all’aumentare della temperatura.
La massima temperatura in esercizio del manufatto finito è direttamente proporzionale al valore della Tg e HDT della resina con cui è realizzato.
In conclusione, sebbene la resistenza chimica dipenda principalmente dalla resina, bisogna tenere in considerazione anche altri parametri fra i quali:
- la concentrazione dell’aggressivo chimico
- la temperatura di esercizio
- il grado di sollecitazione meccanica
- l’influenza del rinforzo vetroso
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