- Resistenza alla corrosione. La vetroresina è estremamente resistente alla corrosione. Questa caratteristica la rende una scelta eccellente per ambienti chimicamente aggressivi. I grigliati in PRFV resistono per lungo tempo a una vasta gamma di sostanze chimiche sia acide che basiche, in un buon range di temperature.
- I grigliati in vetroresina sono molto più leggeri di quelli in acciaio, riducendo le sollecitazioni sulle strutture sottostanti e dimostrandosi più facili da installare. Questo è particolarmente importante in tutte le applicazioni dove il peso è un fattore critico.
- Isolamento elettrico. A differenza dell'acciaio, la vetroresina non conduce elettricità. Un vantaggio significativo nei siti di produzione di energia elettrica, nelle stazioni e sottostazioni elettriche, nei lungo linea ferroviari, nei siti produttivi caratterizzati dalla presenza di corrente elettrica ad alta tensione. Ciò garantisce la sicurezza degli operatori e degli utenti dal rischio di elettrocuzione e annulla i costi di messa a terra.
- I grigliati in vetroresina richiedono meno manutenzione rispetto a quelli in acciaio. Non necessitano di essere riverniciati o trattati per prevenire la corrosione, anche di tipo galvanico.
- Grazie alla loro resistenza alla corrosione, i grigliati in vetroresina tendono a durare più a lungo in molti ambienti rispetto al tradizionale grigliato in acciaio.
- Non magnetici. A differenza dell'acciaio, la vetroresina non è magnetica e può essere utilizzata negli ambienti dove è importante non creare interferenze.
Esplora con noi il mondo della vetroresina – PRFV
Vuoi sapere di più sui nostri prodotti in vetroresina – PRFV? In questa sezione troverai le risposte alle domande più comuni su M.M. e sulle nostre soluzioni in materiale composito. Dalla resistenza chimica alle modalità di installazione, dalle certificazioni alle applicazioni specifiche: scopri tutto ciò che devi sapere per scegliere i prodotti più adatti alle tue esigenze. E se non trovi la risposta che cerchi, contattaci. Saremo felici di poterti aiutare.
- la leggerezza del materiale (in media il 75% più leggero dell'omologo in acciaio) ne favorisce l'uso al progettista in tutti i casi in cui non si voglia gravare su opere/fondazioni esistenti, ma anche all'installatore che movimenta i materiali in cantiere senza particolari mezzi di sollevamento;
- l'elevata resistenza alla corrosione, al pari di un acciaio inossidabile AISI 316, consente al progettista di proporre al committente finale di avere una soluzione rispondente alle esigenze di aggressività ambientale ad un prezzo più competitivo di quello dell'acciaio inox e di poco superiore all'acciaio zincato;
- l'isolamento elettrico ne favorisce la scelta da parte del progettista e della committenza in ogni applicazione in cui si desideri ridurre al minimo il rischio di elettrocuzione installando soluzioni che, per altro, non necessitano di impianto di messa a terra;
- la facilità di lavorazione in cantiere anche con attrezzature non sofisticate, fa prediligere a progettista e installatore questa soluzione, per tempi e costi, perché minimizza le necessità di previo rilievo delle misure e sviluppo di ingegneria di dettaglio.
- la concentrazione dell'aggressivo chimico
- la temperatura di esercizio
- il grado di sollecitazione meccanica
- l'influenza del rinforzo vetroso
- pulitura dello stampo
- applicazione dell'agente distaccante
- posizionamento del rinforzo asciutto
- chiusura e bloccaggio dello stampo
- iniezione della resina
- polimerizzazione della resina a temperatura ambiente controllata
- apertura dello stampo ed estrazione del pezzo
- operazioni di rifinitura
- pulitura dello stampo
- applicazione dell'agente distaccante
- posizionamento del rinforzo preimpregnato
- impregnazione completa con resina catalizzata (flood / wet-out)
- compattazione localizzata
- polimerizzazione della resina a caldo 80° C
- estrazione del pezzo
- operazioni di rifinitura
- alimentazione del rinforzo
- impregnazione
- preformatura
- formatura e polimerizzazione
- tiro
- taglio
- postformatura
- Ottima aderenza al rinforzo e possibilità di formatura per stampaggio a bassa pressione. L'uso di altri tipi di resine che richiedono pressioni elevate può determinare l'inconveniente di fratture o addirittura polverizzazione delle fibre in alcuni punti così da ridurre, e in certi casi annullare, l'azione rinforzante del materiale vetroso.
- Maggiore garanzia di una più completa e omogenea distribuzione della resina.
- Le operazioni di polimerizzazione possono essere condotte dosando il catalizzatore e l'accelerante in modo da concluderle nell'arco di tempo desiderato.
- Basso costo abbinato a caratteristiche di alto livello soprattutto di resistenza meccanica, chimica, elettrica.
Le due norme coprono lo stesso oggetto fisico — la scala verticale permanente — ma hanno campi di applicazione dichiaratamente disgiunti. La UNI EN ISO 14122-4:2016 (punto 1) si applica alle scale fisse che sono parte di una macchina fissa, e allo stesso mezzo di accesso quando è parte dell'edificio o dell'opera civile a condizione che la sua funzione principale sia consentire l'accesso alla macchina. La UNI 11962:2024 (punto 1) si applica alle scale verticali permanenti con inclinazione maggiore di 75°, fissate a un supporto, utilizzate come mezzo di accesso a edifici, infrastrutture, opere, manufatti e impianti, e dichiara espressamente di non applicarsi alle scale fisse di cui alla UNI EN ISO 14122-4.
Il primo passaggio progettuale non è quindi dimensionale ma di qualificazione: a cosa serve principalmente la scala. Non conta dove si trova — una scala su copertura può servire una macchina, una scala all'interno dello stabilimento può servire un ballatoio di edificio. Le due norme si escludono a vicenda: non vanno applicate cumulativamente.
Una precisazione utile. La UNI 11962 è costruita sopra la 14122-4, non contro di essa: l'Introduzione dichiara che “la UNI EN ISO 14122-4 contiene utili riferimenti posti alla base della presente norma” e per gran parte dei requisiti (pioli, carichi, prove, verifiche di stabilità) la 11962 vi rinvia testualmente. Conviene perciò ragionare per differenze, non per confronto integrale.
Tabella 1 – Dove le due norme divergono
| Aspetto | UNI EN ISO 14122-4:2016 | UNI 11962:2024 | Conseguenza progettuale |
| Definizione di scala verticale (inclinazione) | 75° < angolo di inclinazione ≤ 90° (UNI EN ISO 14122-1:2016, punto 3.1, figura 1). La parte 4 non ridefinisce l'inclinazione: rinvia alla parte 1. | Inclinazione maggiore di 75° (punto 1). | Nessuna differenza sostanziale: la soglia dei 75° è la stessa nelle due norme. |
| Obbligo della protezione anticaduta | Obbligatoria se l'altezza di caduta complessiva è > 3 000 mm (punto 4.2.1). Al di sotto la scala può esserne priva. | Sempre presente: la protezione anticaduta è elemento costitutivo della definizione stessa di “scala verticale permanente” (punto 3.15) e la classificazione del punto 4 non prevede una classe “senza protezione”. | Una scala di 2,5 m priva di gabbia e di linea è ammissibile in ambito macchina, non lo è secondo la 11962. Attenzione al titolo della 11962: “con o senza gabbia” significa classe S1, non “senza protezione”. |
| Tipo di protezione e criterio di scelta | Due alternative con gerarchia esplicita: la gabbia è la scelta preferita perché sempre presente e indipendente dal comportamento dell'operatore; l'anticaduta guidato è efficace solo se l'utilizzatore sceglie di usarlo. La combinazione gabbia + anticaduta è vietata (punto 4.2.2). | Due classi alternative senza gerarchia dichiarata: S1 (dispositivo anticaduta di tipo guidato su linea di ancoraggio rigida, UNI EN 353-1) e S2 (gabbia di sicurezza) — punto 4. La scelta si effettua con i prospetti A.1 e A.2 dell'Appendice A (normativa). | In ambito macchina si parte dalla gabbia e si passa all'anticaduta solo se la gabbia non è praticabile. Fuori ambito macchina la scelta è governata da h e H tramite i prospetti A.1/A.2, che di fatto restringono molto l'uso della gabbia. |
| Altezza massima della rampa h con gabbia | h ≤ 6 000 mm per le rampe sfalsate (punti 4.3.2 e 4.3.3). | h ≤ 5 m: la classe S2 non è ammessa per h > 5 m (prospetto A.1). | Rampa da 6 m con gabbia: conforme alla 14122-4, non conforme alla 11962. |
| Altezza totale H massima con gabbia | Nessun limite superiore esplicito. Per H > 10 000 mm sono ammesse rampe sfalsate con gabbia e, per gli utilizzatori non addestrati, sono le uniche ammesse (punto 4.3.3; la regola non è ripetuta al punto 4.3.2, cioè per 3 000 < H ≤ 10 000 mm). | H ≤ 20 m: “le scale dotate di gabbia di sicurezza possono essere utilizzate fino ad altezza H pari a 20 m” (punto A.3); oltre, la classe S2 non è ammessa (prospetto A.2). | Oltre i 20 m la 11962 impone di fatto la classe S1, e con essa utilizzatori addestrati, DPI e procedura di salvataggio. È il vincolo che più spesso cambia il progetto. |
| Altezze molto ridotte (H < 2,0 m) | Nessuna disposizione specifica: sotto i 3 000 mm di altezza di caduta non è richiesta protezione. | S1 e S2 ammesse “solo se previsto dal fabbricante” (prospetto A.2). | Per altezze molto ridotte la 11962 rimette la scelta al fabbricante, che deve però dichiararla esplicitamente. |
| Piattaforme e pianerottoli intermedi — scale con gabbia | Intervalli ≤ 6 000 mm al cambio di rampa. Il requisito è però doppiamente condizionato: il punto 4.4.2 si applica solo ai sistemi con H > 10 000 mm e il punto 4.4.2.1 lo subordina al caso in cui più persone usino la scala contemporaneamente. | Intervalli ≤ 5 m sia per H ≤ 10 m sia per H ≤ 20 m, senza condizione di uso contemporaneo (punto A.3). | La 11962 infittisce gli sbarchi intermedi e li rende requisito generale, non subordinato all'uso simultaneo. |
| Piattaforme di riposo — scale con anticaduta guidato | H ≥ 24 000 mm: piattaforme di riposo a intervalli ≤ 24 000 mm, con piattaforma aggiuntiva intermedia ≤ 12 000 mm. H < 24 000 mm: piattaforme di riposo ≤ 12 000 mm (punti 4.4.2.3 e 4.4.2.4). | H > 20 m: piattaforme di riposo a intervalli ≤ 20 000 mm, con piattaforma aggiuntiva ≤ 10 000 mm. H < 20 m: piattaforme di riposo ≤ 10 000 mm (punto A.3). | Soglia a 20 m invece che a 24 m e passo ridotto. |
| Gabbia — distanza dal piano dei pioli | da ≥ 650 mm a ≤ 800 mm (punto 5.5.1.2, figura 15). | da ≥ 550 mm a ≤ 600 mm (punto 7.5.3, figura 7). | Le due gabbie sono geometricamente incompatibili: gli intervalli non si sovrappongono. Una gabbia profonda 600 mm è conforme alla 11962 e fuori tolleranza per la 14122-4; una da 700 mm il contrario. |
| Gabbia — quota dell'anello più basso sopra l'area di partenza | ≥ 2 200 mm e ≤ 3 000 mm (punto 5.5.1.2, figura 14). | ≥ 1 900 mm e ≤ 2 500 mm (punto 7.5.3, figura 6). | Zona di sovrapposizione:
2200 ÷ 2500 mm. È l'intervallo da adottare per un prodotto unico valido in entrambi i campi. |
| Distanza frontale dalle ostruzioni permanenti | Davanti alla scala ≥ 650 mm, ridotti a 600 mm dove si incrociano ostacoli come tubi o canaline (punto 4.1.3). | Davanti alla scala ≥ 600 mm, ridotti a 550 mm in corrispondenza di tubi o canaline (Appendice B, punto B.3). | La 11962 concede 50 mm in meno, per tenere conto degli spazi ristretti tipici delle coperture. Dietro la scala (≥ 200 mm, 150 mm con ostacoli) e ai pioli (≥ 75 mm; piolo superiore 60÷75 mm) i valori coincidono. |
| Dispositivo anti-intrusione | Allegato A normativo, con requisiti dimensionali e prove: altezza della porta ≥ 1 800 mm; distanza libera fra parte superiore della porta e gabbia 10÷50 mm, con botola orizzontale aggiuntiva; su scale con anticaduta la parte superiore del dispositivo a ≥ 3 000 mm; comando di sblocco fra 600 e 1 800 mm dal piano di calpestio. Prove: 1 500 N orizzontali su ogni angolo, 4 500 N verticali sui due angoli inferiori, corpo molle da 50 kg lasciato cadere da 2 000 mm sulla botola. | Richiesto genericamente quando occorre impedire l'accesso a persone non autorizzate, non addestrate o non equipaggiate con DPI; nessun requisito dimensionale e nessuna prova (punto 7.4.1). | È una lacuna della 11962. In assenza di prescrizioni, l'Allegato A della 14122-4 resta il riferimento tecnico da assumere e da dichiarare nella documentazione. |
Da qui in poi ho fatto un’analisi di tutta la documentazione richiesta dalla 11962, che è quello su cui abbiamo lavorato in UT con roberto.
| Designazione del prodotto e portata | Non prevista: la scala è un componente della macchina e segue la documentazione della macchina. | Obbligatoria (punto 5): prodotto + UNI 11962:2024 + classe S1/S2 + portata in kg. Esempio della norma: “Scala senza gabbia - UNI 11962:2024 - S1 - 150”. | La 11962 tratta la scala come prodotto a sé stante: la designazione va riportata in offerta, in conferma d'ordine, sul cartello e nel manuale. |
| Marcatura e cartello | Marcatura permanente ai punti di entrata e uscita solo per i sistemi dotati di anticaduta guidato: fabbricante, anno, data di messa in servizio, norme di riferimento, tipo di dispositivo, obbligo di DPI (punto 7.2). | Marcatura di ogni componente (simbolo o lettera identificativa + anno di produzione) e cartello sempre obbligatorio in area di partenza o arrivo con fabbricante, anno di fabbricazione, data di messa in servizio, designazione, altezza totale H e altezza di rampa h, rimando al manuale (punti 10.4 e 10.5). Per la classe S1 si aggiungono marcatura EN 353-1, tipo di linea e di dispositivo, richiamo all'imbracatura e obbligo di DPI. | Set documentale sensibilmente più ampio e dovuto in ogni caso, non solo per le scale con anticaduta. |
| Ispezione e manutenzione | Non trattate: rientrano nel manuale e nel piano di manutenzione della macchina. | Capitolo 9 dedicato: ispezione prima del montaggio, d'uso, periodica e straordinaria; periodicità massima 1 anno per la classe S1 e 2 anni per la classe S2; prospetto 3 con i controlli per componente (visivo / funzionale / strumentale); riparazioni riservate al fabbricante o a persona da questi autorizzata; registro di controllo con contenuto minimo definito (punto 9.5). | È la differenza più utile sul piano gestionale: la 11962 fornisce il piano di controllo già scritto, riutilizzabile come allegato al manuale. È il manuale che abbiamo fatto io e Roberto. |
| Salvataggio | Citato solo come uno dei fattori della valutazione del rischio per la scelta del dispositivo (punto 4.2.3, lettera e). | Appendice C normativa: il fabbricante deve indicare nel manuale le modalità di salvataggio e i carichi aggiuntivi trasmessi alla scala; per la classe S2 con piattaforme intermedie sono obbligatori un cancello e un punto di ancoraggio a disposizione del soccorritore. | Da recepire sia nel manuale di istruzioni sia nel calcolo strutturale (ancoraggi, montanti, pioli, pianerottoli e piattaforme). |
| Fissaggio e struttura di supporto | Solo i carichi di calcolo: ≥ 3 kN su ciascun montante nelle scale a due montanti, ≥ 6 kN sul montante unico, trasmessi convenzionalmente a quattro punti di ancoraggio (punto 5.1.3.4). | Stessi carichi (per rinvio) più Appendice D informativa: classi di resistenza minime della struttura di supporto e tipologia di fissaggio — legno C24 con viti (non chiodi), acciaio S235 con bulloni, calcestruzzo C20/C25 con ancorante meccanico o chimico; muratura ed edifici storici caso per caso a cura del tecnico abilitato. Punto 10.2: informazioni all'ordine obbligatorie sul sito di installazione. | La 11962 governa l'interfaccia con la struttura esistente, che in ambito macchina non si pone come problema perché il supporto è la macchina stessa. |
| Metodi di verifica | Elenco generico: misurazione, esame visivo, calcolo e/o prova di carico (punto 6.1.1). | Prospetto 2: matrice requisito per requisito che indica quale metodo (esame visivo / misurazione e calcolo / prova / verifica documentale) si applica a ciascun punto del capitolo 7. | Il prospetto 2 è di fatto una check-list di collaudo pronta all'uso, trasferibile anche ai lavori in ambito 14122-4. |
| Status giuridico e valutazione di conformità | Norma armonizzata alla Direttiva Macchine 2006/42/CE: l'Allegato ZA (informativo) correla la norma ai requisiti essenziali 1.5.15 e 1.6.2, e avverte che la presunzione di conformità richiede l'applicazione congiunta della EN ISO 14122-1. La scala è coperta dalla marcatura CE della macchina. | Norma nazionale non armonizzata: nessuna presunzione di conformità e nessuna marcatura CE del prodotto scala. Vale come regola dell'arte e stato della tecnica ai fini del D.Lgs. 81/2008. | Cambia la logica documentale: fascicolo tecnico della macchina da un lato; dichiarazione del fabbricante della scala, manuale, marcatura e cartello dall'altro. |
Sintesi operativa
- Qualificare l'accesso prima di dimensionare.
La scala serve principalmente una macchina fissa (o una parte di edificio la cui funzione principale è dare accesso alla macchina)?
- Sì -> UNI EN ISO 14122-4, insieme alle parti 1, 2 e 3.
- No -> UNI 11962. La qualificazione va messa per iscritto e motivata nella valutazione del rischio: le due norme si escludono a vicenda.
- Verificare comunque i minimi cogenti del D.Lgs. 81/2008 (in particolare l'art. 113 per le scale verticali oltre 5 m e con inclinazione superiore a 75°). La norma tecnica non deroga al requisito legislativo: in caso di divergenza prevale il vincolo cogente.
- Dimensionare sui valori della norma pertinente, prestando attenzione ai sei punti di divergenza reale: profondità della gabbia, quota del primo anello, altezza massima di rampa e altezza totale con gabbia, passo degli sbarchi intermedi, norma di riferimento dei parapetti, distanza frontale dagli ostacoli.
- Prodotto unico valido in entrambi i campi. È possibile su quasi tutti i parametri adottando in ogni punto il requisito più restrittivo: primo anello a 2 200÷2 500 mm, h ≤ 5 m, H ≤ 20 m con gabbia, sbarchi intermedi ≤ 5 m, distanza frontale ≥ 650 mm, parapetti conformi sia alla 14122-3 sia alla EN 13374 classe A. Resta un solo parametro non conciliabile: la profondità della gabbia, 550÷600 mm secondo la 11962 contro 650÷800 mm secondo la 14122-4. Su questo occorre decidere il campo di applicazione e realizzare due varianti.
| Classe | Deformazione permanente ammissibile |
| A15 e B125 | 1/100 (1) della dimensione di passaggio |
| da C250 a F900 | 1/300 (2) della dimensione di passaggio |
| Se provvisti di sistema di fissaggio | Fissato con sufficiente massa per area — 1/500 (3) della dimensione di passaggio |
| Classe | Carico di prova (kN) |
| A15 | 15 |
| B125 | 125 |
| C250 | 250 |
| D400 | 400 |
| E600 | 600 |
| F900 | 900 |
Sì, e la domanda va scomposta in due parti che hanno risposte diverse.
La prima riguarda l'accesso, cioè scala, piattaforma, passerella e parapetto in quanto tali. Qui la conformità si misura su due piani: il D.Lgs. 81/2008, che è legge e fissa obblighi minimi inderogabili, e le norme tecniche UNI, che non sono obbligatorie ma costituiscono la regola dell'arte e traducono quegli obblighi in parametri verificabili. La M.M. progetta e realizza le proprie carpenterie in accordo alla serie UNI EN ISO 14122 (parte 1 scelta dei mezzi di accesso, parte 2 piattaforme e passerelle, parte 3 scale, scale a castello e parapetti, parte 4 scale fisse a pioli), che si applica ai mezzi di accesso permanenti al macchinario e, quando la funzione principale è consentire l'accesso alla macchina, anche alle parti di edificio o di costruzione civile.
La seconda riguarda il materiale. Né il D.Lgs. 81/2008 né la serie 14122 prescrivono l'acciaio: impongono prestazioni — resistenza, rigidezza, stabilità, resistenza allo scivolamento, durabilità, assenza di spigoli vivi — e sono neutre rispetto al materiale con cui si ottengono. Il PRFV è quindi pienamente ammissibile, ed è anzi la scelta preferibile dove il fattore dimensionante è la corrosione.
Tabella 1 – D.Lgs. 81/2008 e UNI EN ISO 14122 a confronto
| Elemento | D.Lgs. 81/2008 | UNI EN ISO 14122 | Raffronto operativo |
| Natura dell'obbligo | Norma cogente, penalmente sanzionata. Nei luoghi di lavoro la violazione dei requisiti dell'Allegato IV è punita ai sensi dell'art. 68, c. 1, lett. b): arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.228,50 a 5.896,84 euro. In cantiere, la violazione dell'art. 113 rientra nella clausola residuale dell'art. 159, c. 2, lett. c) — «disposizioni del Capo II non altrimenti sanzionate» — e comporta arresto sino a due mesi o ammenda da 614,25 a 2.457,02 euro. | Norma tecnica volontaria. La serie 14122 è armonizzata alla Direttiva Macchine 2006/42/CE: la conformità dà presunzione di conformità ai requisiti essenziali per gli accessi al macchinario. | Il decreto fissa il minimo inderogabile, la norma tecnica lo stato dell'arte. Rispettare la 14122 non esonera dal rispettare il decreto: dove i due divergono, prevale il vincolo cogente. |
| Parapetti — altezza | Il parapetto «normale» ha altezza utile di almeno un metro, è costruito con materiale rigido e resistente, ha almeno due correnti di cui l'intermedio a circa metà distanza, ed è dimensionato per resistere al massimo sforzo prevedibile (All. IV, p.to 1.7.2.1). Con arresto al piede: fascia continua poggiante sul piano di calpestio e alta almeno 15 cm (p.to 1.7.2.2). | La 14122-3 richiede altezza minima 1 100 mm, corrimano, corrente intermedio o elementi equivalenti, fermapiede ove necessario, limiti agli spazi liberi e verifiche di resistenza e deformazione. | La norma tecnica è più severa: 1 100 mm contro 1 000 mm. Conviene assumere 1 100 mm come riferimento minimo di progetto, valido in entrambi i regimi. |
| Parapetti — quando sono richiesti | Su tutti i lati aperti di impalcature, passerelle, ripiani, rampe di accesso, balconi e posti di lavoro o di passaggio sopraelevati (All. IV, p.to 1.7.3). La protezione non è richiesta per i piani di caricamento di altezza inferiore a 2,00 m. In cantiere, l'art. 126 impone «robusto parapetto e in buono stato di conservazione» su tutti i lati verso il vuoto oltre i 2 metri. | La 14122-3 richiede il parapetto in presenza di rischio di caduta superiore a 500 mm, o quando la distanza laterale da una struttura adiacente supera i limiti indicati. | Soglie molto diverse: 500 mm contro 2 000 mm. La norma tecnica interviene molto prima. Per accessi macchina il riferimento è la 14122-3; il decreto resta il minimo. |
| Scale verticali — soglia e tipo di protezione | Art. 113 c. 2 (cantieri): oltre 5 m e oltre 75°, gabbia o DPI anticaduta, in alternativa, in base alla valutazione del rischio. Allegato IV p.to 1.7.1.3 (luoghi di lavoro): oltre 5 m oppure oltre 75°, gabbia a partire da 2,50 m, con deroga per intralcio o difficoltà costruttive. | La 14122-4 impone una protezione anticaduta quando l'altezza di caduta complessiva supera 3 000 mm (p.to 4.2.1) e pone una gerarchia: la gabbia è la scelta preferita, l'anticaduta guidato la seconda; la combinazione dei due è vietata (p.to 4.2.2). | Il decreto interviene sopra i 5 m, la norma tecnica sopra i 3 m: fra 3 e 5 metri l'obbligo nasce solo dalla norma tecnica. Sul criterio di scelta i due testi sono oggi opposti: il decreto mette gabbia e DPI sullo stesso piano, la 14122-4 preferisce la gabbia. |
| Scale verticali — profondità della gabbia | La parete della gabbia opposta al piano dei pioli non deve distare da questi più di 60 cm (art. 113 c. 2 e All. IV p.to 1.7.1.4). È un massimo cogente. | La distanza dal piano dei pioli alla gabbia deve essere da 650 mm a 800 mm (14122-4, p.to 5.5.1.2, figura 15). | Conflitto diretto. Una gabbia dimensionata secondo la 14122-4 viola il limite di legge italiano. È il motivo per cui la UNI 11962:2024 ha fissato l'intervallo 550÷600 mm: per stare dentro i 60 cm. Per il mercato italiano il valore da adottare è 550÷600 mm. |
| Scale verticali — quota del primo anello | Gabbia «a partire da m 2,50 dal pavimento o dai ripiani» (All. IV, p.to 1.7.1.3). L'art. 113 c. 2 non lo prevede più. | Parte più bassa della gabbia da 2 200 a 3 000 mm sopra l'area di partenza (14122-4, p.to 5.5.1.2). La UNI 11962 indica invece 1 900÷2 500 mm. | Intersezione fra i tre testi: 2 200 ÷ 2 500 mm. È l'intervallo da adottare per un prodotto valido in ogni contesto. |
| Scale verticali — distanza dei pioli dalla parete | I pioli devono distare almeno 15 cm dalla parete alla quale sono applicati o alla quale la scala è fissata (art. 113 c. 2 e All. IV p.to 1.7.1.5). | Misurata dal retro dei pioli, dietro la scala: almeno 75 mm, eccetto il piolo superiore, che deve essere fra 60 e 75 mm. Misurata dal fronte dei pioli, dietro la scala: almeno 200 mm, ridotti a 150 mm dove si incrociano tubi o canaline (14122-4, p.to 4.1.3). | Il decreto non specifica da quale faccia del piolo si misura. Se si legge dal retro, i 150 mm cogenti sono il doppio dei 75 mm della norma tecnica. Regola di progetto prudenziale: 150 mm liberi dietro il piolo, che soddisfa entrambe le letture e anche i 200 mm misurati dal fronte. |
| Scale a gradini | Devono resistere ai carichi massimi da affollamento in emergenza; pedata e alzata dimensionate «a regola d'arte» e larghezza adeguata al transito; parapetto normale sui lati aperti; almeno un corrimano per le rampe fra due pareti (All. IV, p.to 1.7.1.1 e 1.7.1.2; art. 113 c. 1 per i cantieri). | La 14122-3 tratta le scale con inclinazione da 20° a 45° e fornisce le relazioni dimensionali: 600 ≤ g + 2h ≤ 660 mm, pedata da 210 a 310 mm, larghezza minima ordinaria 800 mm, fino a 1 000 mm per uso simultaneo. Le scale a castello coprono l'intervallo da 45° a 75° (14122-1, p.ti 3.2 e 3.3). | Il decreto è prestazionale e non dà numeri: dice «a regola d'arte» e basta. La 14122-3 è precisamente il documento che traduce quella formula in parametri verificabili. Citarla nel fascicolo tecnico è il modo più diretto per dimostrare la regola d'arte. |
| Passerelle e piattaforme | Passerelle, ripiani e posti di passaggio sopraelevati vanno protetti sui lati aperti con parapetti normali con arresto al piede (All. IV, p.to 1.7.3). In cantiere: parapetto oltre 2 m (art. 126); andatoie larghe almeno 0,60 m per il solo passaggio e 1,20 m per il trasporto di materiali, pendenza massima 50%, pianerottoli di riposo a intervalli e listelli trasversali (art. 130). | La 14122-2 disciplina piattaforme di lavoro e corridoi di passaggio non motorizzati facenti parte di macchine fisse: dimensionamento in funzione di uso, transito e manutenzione, scivolamento, inciampo, aperture, protezioni laterali coordinate con la 14122-3. | Per passerelle di macchina si applica la 14122-2 con parapetti secondo la 14122-3. Gli artt. 126 e 130 restano centrali solo per le opere provvisionali di cantiere. |
| Resistenza, manutenzione e verifiche | Obbligo generale di costruzione, manutenzione e conservazione sicura: parapetti costruiti e fissati «in modo da poter resistere, nell'insieme ed in ogni sua parte, al massimo sforzo cui può essere assoggettato, tenuto conto delle condizioni ambientali e della sua specifica funzione» (All. IV, p.to 1.7.2.1.4). Nessun valore numerico. | Carichi e prove quantificati: 1,5 kN sul piolo e 1,5 kN sui montanti; 1,5 kN per persona sulle piattaforme; 6 kN verticali all'intervento dell'anticaduta; 3 kN per montante sugli ancoraggi. Prove: 700 N sui montanti, 2 600 N sui pioli, 1 000 N sugli anelli di gabbia, con limiti di freccia residua definiti (14122-4, p.ti 5.1 e 6). | È qui che la norma tecnica dà il massimo valore aggiunto: fornisce i numeri con cui dimostrare che l'obbligo generico del decreto è soddisfatto. Il fascicolo tecnico dovrebbe riportare norma applicata, disegni quotati, calcoli e prove, istruzioni d'uso, manutenzione e periodicità ispettive. |
- […] il materiale o il prodotto dovrà essere marcato CE secondo una "Valutazione Tecnica Europea" (ETA) […]
- Dialogo costante con i fornitori: M.M. collabora attivamente con i propri fornitori di materie prime (resine, fibre di vetro, additivi, ecc.) per assicurarsi che nessuna sostanza soggetta a restrizioni (elencata nell'Allegato XVII del REACH) sia presente nei prodotti M.M.
- Monitoraggio delle Sostanze Estremamente Preoccupanti (SVHC): M.M. verifica che i propri articoli non contengano "Sostanze Estremamente Preoccupanti" (SVHC) in concentrazioni superiori allo 0,1% del peso del prodotto. Queste sono sostanze che possono avere effetti gravi sulla salute o sull'ambiente.
- Aggiornamento continuo: l'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) aggiorna periodicamente la lista di queste sostanze (la "Candidate List"). M.M. monitora costantemente questi aggiornamenti per garantire una conformità continua e per adempiere a tutti gli obblighi di comunicazione lungo la nostra catena di fornitura.
- Ambiente
- Pratiche lavorative e diritti umani
- Etica
- Acquisti sostenibili
- Etichette Ambientali di Tipo I – ISO 14024
- Etichette Ambientali di Tipo II – ISO 14021
- Etichette Ambientali di Tipo III – ISO 14025
- efficiente (materiali e combustibili vengono valorizzati simultaneamente),
- scalabile,
- rapido.
- l'impiego di materie prime già decarbonizzate, come l'ossido di calcio presente nelle fibre di vetro, che evita la liberazione di CO₂ legata alla decomposizione del carbonato di calcio minerale;
- l'ottimale dispersione tra resina e carica minerale, che migliora l'efficienza della combustione e ottimizza il rendimento energetico del forno.
- fibre corte, che possono essere riutilizzate come elementi di rinforzo;
- polvere di matrice polimerica, impiegabile come riempitivo.
- prodotti di arredo,
- componenti industriali,
- soluzioni dove il materiale riciclato svolge una funzione strutturale secondaria.
- le fibre di vetro subiscono comunque una perdita di qualità, a causa della rimozione dell'appretto superficiale (essenziale per l'adesione con la matrice originale);
- l'esposizione alle alte temperature può danneggiare ulteriormente le fibre, riducendone la resistenza meccanica.
- richiede investimenti iniziali elevati,
- presenta costi di gestione più alti rispetto ad altri metodi di riciclo.
- riduce il rischio di danneggiamento delle fibre,
- preserva meglio le proprietà meccaniche originarie.
- buona scalabilità industriale, ma comporta anche:
- investimenti iniziali elevati,
- costi operativi importanti,
- un potenziale impatto ambientale da gestire con attenzione, soprattutto legato alla gestione dei solventi utilizzati.
- la matrice polimerica dei materiali compositi viene decomposta principalmente in prodotti gassosi,
- questi gas vengono recuperati e utilizzati per la produzione di energia all'interno dello stesso processo.
- laminati verniciati,
- materiali accoppiati con schiume o altri substrati.
- preservare l'integrità delle fibre, che risultano più lunghe e più pulite rispetto a quelle ottenute con tecniche meccaniche tradizionali (come la macinazione),
- minimizzare la contaminazione tra matrice e rinforzo durante la separazione.
- livelli elevati di energia elettrica,
- investimenti significativi sia per l'impianto sia per l'operatività.
- non richiede l'uso di reagenti chimici aggressivi,
- produce una frazione liquida organica riutilizzabile,
- è in grado di trattare compositi complessi, anche contenenti materiali d'anima (come PS, PU, PET), inserti metallici o legno (es. balsa).
- Depolimerizzazione della matrice — In presenza di CO₂, il polimero si decompone a livello molecolare producendo vapori condensabili che, una volta purificati, generano un liquido organico compatibile con le resine vergini (poliestere insatura, vinilestere o epossidica). Questo liquido può essere miscelato e ripolimerizzato, contribuendo alla produzione di nuovi materiali compositi. In alcuni casi, è anche possibile recuperare composti chimici pregiati, come l'anidride ftalica.
- Calcinazione del residuo solido — In questa fase si eliminano i residui organici rimanenti e si recuperano le fibre di rinforzo e le eventuali cariche inorganiche.
- Recupero di entrambe le componenti del composito (fibre + matrice)
- Compatibilità diretta con le resine vergini
- Trattamento sostenibile, grazie al riutilizzo della CO₂ e all'assenza di reagenti tossici
- Economicamente più conveniente rispetto ad altri processi termici, grazie alla resa elevata in prodotto riutilizzabile
- pulizia e rimozione dello sporco,
- riverniciatura o riapplicazione della finitura antisdrucciolo (quarzatura).
